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Psicologo a Genova e Chiavari

Psicologo Psicoterapeuta a Genova e Chiavari 

 

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Depressione,Umore Triste ed Eventi di perdita

Sotto molteplici aspetti i normali episodi di umore melanconico o triste, che colpiscono gli individui, assomigliano agli stati clinici della depressione intesa come psicopatologia.

 

Simili le parole usate per descrivere i sentimenti: triste, infelice, vuoto, abbattuto, solo.

Simile il comportamento, in particolare per quanto riguarda l’espressione mesta del viso e l’abbassamento della voce.

Simili, infine, alcune manifestazioni vegetative e fisiche. E’ possibile, ad es., che una persona che non ha superato un esame, che ha perduto il posto di lavoro o che sia stata piantata in asso dal suo amore, non solo si senta scoraggiata e abbandonata, ma sia colpita da anoressia, insonnia, suscettibilità alla fatica.

In linea di massima, gli episodi depressivi, propriamente detti, si differenziano dagli stati normali di melanconia, in virtù della loro maggiore intensità e durata, a causa della loro ricorrenza e per l’assenza totale o quasi, da parte del paziente, di riconoscimento degli stati clinici come parte del proprio Sé e della propria storia di vita.

Oltre a ciò sono presenti: un concetto negativo di sé, insieme ad autorimproveri ed autoaccuse; desideri regressivi ed autopunitivi (desiderio di fuggire, di nascondersi o di morire); ed un mutamento del livello di attività psicomotoria (rallentamento o agitazione).

In terapia possono accedere sia pazienti clinicamente depressi, sia pazienti che sperimentano un disagio esistenziale profondo accompagnato da una depressione di tipo reattivo, ossia consequenziale ad un cambiamento di vita vissuto come altamente destrutturante l’equilibrio fino ad allora raggiunto. In entrambi i casi è presente una grande sofferenza emotiva.

Tanto una depressione di tipo reattivo, quanto una depressione clinica, così come tutti gli altri disturbi nell’ordine nevrotico o psicotico, possono insorgere in seguito ad eventi reali o percepiti di perdita:

  1. lutti;
  2. separazione o minaccia di separazione;
  3. rivelazioni spiacevoli riguardanti una persona cara che spingono a riconsiderare a fondo l’immagine di quella persona o del rapporto che si ha con essa;
  4. perdite e delusioni economiche o la loro minaccia;
  5. un gruppo eterogeneo di situazioni problematiche implicanti alcuni elementi di perdita, ad es. il non sentirsi più utile in un lavoro effettuato per lungo tempo o una crisi coniugale;
  6. la perdita di un oggetto tangibile considerato motivo di gratificazione o comunque avente un valore per altre ragioni;
  7. la perdita di un bene non materiale, come, ad es., la stima in se stessi, il senso di libertà personale dopo alcuni episodi di vita per la persona significativi;
  8. un cambiamento di opinione circa una delle componenti del proprio dominio personale, ad es., ciò che era considerato una qualità ora ha un significato negativo;
  9. una discrepanza fra ciò che ci si aspetta e ciò che si riesce ad ottenere, cioè una delusione;
  10. la fantasia o la previsione di una perdita futura, cioè la tendenza a vivere in anticipo la perdita come se stesse accadendo in quel momento e così si prova tristezza prima che la perdita sia avvenuta;
  11. una perdita ipotetica, cioè non si è verificata nessuna perdita, ma potrebbe accadere;
  12. una pseudoperdita, la persona percepisce erroneamente un evento come una perdita di qualche elemento del proprio dominio personale.

A questi eventi occorre aggiungere che tutti i disturbi nevrotici o psicotici (attacchi di panico, disturbi alimentari, depressione clinica, fobie, ossessioni e manie comportamentali, deliri, paranoie, allucinazioni, ecc.), che non sono classificabili nell’ordine di una patologia dell’Umore, sono spesso accompagnati da una depressione di tipo reattivo, per il fatto che la persona si sente triste, a volte disperata, sconfortata, ecc., per i sintomi che la riguardano e che spesso non riesce a spiegarsi.

Non esistono tuttavia eventi oggettivamente stressanti (in grado di produrre una crisi più o meno profonda) e/o scompensanti (in grado di produrre una patologia nevrotica o psicotica).

Le potenzialità critiche di un evento sono dipendenti dalla personalità unica e irriducibile di un dato individuo. In altri termini un evento diventa più o meno stressante in relazione al significato personale che gli viene attribuito da ognuno di noi.

Di conseguenza, non c’è una modalità giusta, uguale per tutti noi, di risolvere una crisi più o meno profonda.

Un cambiamento significativo implica un periodo soggettivo più o meno lungo di crisi, accompagnato da emozioni intense e spesso spiacevoli, in cui si mettono in discussione precedenti significati ed equilibri sia esterni, sia interni di sé.

L’aspetto costruttivo e soggettivo dell’evento stressante e scompensante risulta molto evidente anche nelle situazioni di disturbi nevrotici o psicotici, in cui è difficile rinvenire episodi esterni di realtà chiaramente e univocamente rapportabili all’insorgenza sintomatica, e in cui l’osservatore (sulla base dei propri schemi professionali o personali) non riesce a identificare eventi esterni eclatanti: lo scompenso appare quindi derivante da una costruzione del tutto personale non immediatamente e facilmente ricostruibile.

Ciò significa che l’evento di perdita, anche quello più drammatico, come la morte di una persona cara, non è in sé un fattore di scompenso, ossia in grado di elicitare una depressione clinica o altra patologia.

L’originalità costruttiva dell’essere umano lascia spesso a bocca aperta il senso comune o i tentativi di categorizzazione oggettiva.

In caso di una grave depressione clinica lo psicoterapeuta (psicologo) lavora in team con lo psichiatra (medico), per il supporto di psicofarmaci che consentano l’attenuazione dei sintomi; ed eventualmente anche con un neurologo in caso di una sospetta causa organica.

La durata del trattamento e i risultati dipendono da un insieme di fattori: età, cronicizzazione nel tempo, gravità, presenza o meno di terapie precedenti interrotte o fallite, capacità di elaborazione personale. E’ ovvio che, nel caso di un disagio esistenziale, conseguente ad es. alla perdita di una persona cara, la durata del trattamento è più breve rispetto ad una depressione clinica conclamata.

In fase di terapiafra i vari aspetti che si considerano, si lavora per riconoscere e/o rielaborare il sintomo o la crisi come parte di Sé e della propria storia di vita, vagliando scenari futuri alternativi più funzionali rispetto a quelli limitati e catastrofici della sindrome depressiva o pessimisti della crisi depressiva in atto.

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